5) Newton. Hypotheses non fingo.
La filosofia sperimentale non ha bisogno di ipotesi, che Newton
definisce come ci che non  deducibile dai fenomeni. Si tratta
di quegli a priori di derivazione metafisica, che la scienza
moderna considera come interferenze dannose. Essa  in grado di
dimostrare la gravitazione universale, ma si guarda bene dal
presentare ipotesi sulla natura di questo fenomeno.
I. Newton, Princpi matematici della filosofia naturale, terzo
(pagina 113).

Finora ho spiegato i fenomeni del cielo e del nostro mare
ricorrendo alla forza di gravit, ma non ho stabilito la causa
della gravit. Questa forza nasce completamente da una causa che
penetra fino al centro del Sole e dei pianeti, senza diminuzione
della capacit ed opera non in rapporto alla quantit delle
superfici delle particelle su cui agisce (come sogliono fare le
cause meccaniche), ma in rapporto alle quantit di materia solida.
E la sua azione si estende dovunque per distanze immense,
decrescendo sempre in ragione inversa al quadrato delle distanze.
La gravit verso il Sole  composta della gravit verso le singole
particelle del Sole e allontanandosi dal Sole decresce sempre in
ragione inversa del quadrato delle distanze fino all'orbita di
Saturno, come risulta manifesto dalla quiete degli afelii dei
pianeti e fino agli ultimi afelii delle comete, se pure anch'essi
sono in quiete. In verit non sono ancora riuscito a dedurre dai
fenomeni la ragione di queste propriet della gravit, e non
invento ipotesi. Tutto ci infatti che non si deduce dai fenomeni
deve esser chiamato ipotesi, e per le ipotesi sia quelle
metafisiche che quelle fisiche, sia delle qualit occulte, sia
meccaniche non c' posto nella filosofia sperimentale. In tale
filosofia infatti le proposizioni sono dedotte dai fenomeni e sono
rese generali per induzione: fu cos che diventarono note
l'impenetrabilit, la mobilit e l'impulso dei corpi, le leggi del
moto e la gravit. Ed  sufficiente che la gravit esista di
fatto, agisca secondo le leggi da noi esposte e sia in grado di
spiegare i movimenti dei corpi celesti e del nostro mare.
I. Newton, Principi matematici della filosofia naturale, UTET,
Torino, 1965, pagine 801-802.
